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Stipendio del croupier in Italia: fisso, mance e livelli

Tappeto della roulette europea con i numeri da 0 a 36 e la puntata secca sul 14 evidenziata

Chi cerca quanto guadagna un croupier trova ovunque la stessa forbice mensile, ripetuta da un portale all'altro senza che nessuno indichi da quale contratto arrivi. Il motivo di quella vaghezza è presto detto: nessuna delle quattro case da gioco italiane pubblica la cifra.

Gli avvisi di selezione dichiarano un livello di inquadramento, non uno stipendio. E i livelli, presi alla lettera, portano fuori strada.

Due scale contrattuali che sembrano una sola

A Saint-Vincent la stessa azienda applica due impianti diversi. Il personale impiegatizio rientra nel Contratto Collettivo Aziendale della casa da gioco; il tecnico di gioco, cioè il croupier, ricade invece nel Regolamento aziendale, ramo tecnico.

La conseguenza è che i numeri non sono confrontabili. L'avviso 2026 per addetto casse di sala indica il 4° livello, qualifica di impiegato, con una retribuzione annua lorda iniziale di 24.963,78€ più il premio di risultato. Il tecnico di gioco parte invece dal 7° livello.

Leggere quel 7° come «più basso del 4°» è l'errore più diffuso. Le due numerazioni appartengono a impianti separati e non si ordinano tra loro: confrontarle equivale a sommare due unità di misura diverse.

Dentro il ramo tecnico, però, la scala ha una logica dichiarata: sale con il numero di giochi su cui si è abilitati. L'avviso lo mette per iscritto in una riga: 7° livello con due abilitazioni, 6° livello con almeno tre.

I giochi che fanno testo sono elencati uno per uno: black jack, chemin de fer, craps, fairoulette, poker cash, poker texas hold'em, poker ultimate, punto banco, roulette americana e francese, trente et quarante. Ogni abilitazione in più sposta l'inquadramento, non solo il curriculum.

Venezia adotta una nomenclatura ancora diversa e inquadra l'impiegato di gioco al livello C3 del Ruolo Gioco del contratto aziendale. Due sedi, due griglie che non si parlano. Chi non ha ancora affrontato il percorso di accesso trova il quadro nella guida su come diventare croupier in Italia.

Le mance non sono una mancia: sono un fondo diviso per quote

La parte variabile dello stipendio è quella che sposta davvero il totale, e non funziona come al bar. La somma lasciata al tavolo non resta al croupier che l'ha ricevuta: confluisce in un fondo comune e viene ripartita secondo percentuali predeterminate.

La platea che partecipa al riparto è più larga di quanto la parola «croupier» suggerisca. Il decreto legislativo 314 del 1997, all'articolo 3, considera personale tecnico anche figure che al tavolo non lavorano:

  • ispettori e commissari di sala
  • capi partita
  • changeurs, cioè gli addetti al cambio delle fiches
  • cassieri di sala

Le quote non sono uguali fra loro. Nella prassi delle sale i cassieri partecipano alle mance dei tavoli con una percentuale inferiore a quella del croupier anziano, mentre la partecipazione dell'azienda al riparto resta una questione aperta.

C'è poi una variabile che il pubblico non vede: il rapporto fra mance e introiti cambia da gioco a gioco. Sulla roulette francese e sulla fair roulette le mance valgono intorno al 50-54% degli introiti; sulla roulette americana scendono al 31-33%.

È il motivo per cui l'arrivo dei giochi americani ha incrinato un equilibrio che reggeva da decenni. Finché esistevano i soli giochi francesi convivevano pacificamente due reparti, roulette e trente et quarante da una parte, chemin de fer dall'altra. Con rendimenti così diversi, una formula unica di riparto smette di essere equa.

Il quarto esente: come il fisco guarda il fondo mance

Sul fondo mance esiste una regola fiscale scritta apposta per i croupier, e va letta con attenzione perché viene spesso riportata al contrario.

L'articolo 51, comma 2, del TUIR si apre elencando le somme che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente. Alla lettera i) compaiono le mance percepite dagli impiegati tecnici delle case da gioco «nella misura del 25 per cento dell'ammontare percepito nel periodo d'imposta».

L'esenzione riguarda dunque un quarto del totale. Il restante 75% resta imponibile come normale reddito da lavoro dipendente.

Perché nessun avviso pubblica la cifra

Messi in fila, gli avvisi rivelano un criterio costante: la retribuzione compare per i ruoli impiegatizi e sparisce per il ruolo tecnico.

Cosa dichiara davvero ogni avviso di selezione
SedeFiguraDato pubblicato
Saint-VincentTecnico di gioco (croupier)7° livello con 2 abilitazioni, 6° con almeno 3. Nessuna RAL
Saint-VincentAddetto casse di sala4° livello impiegato, RAL iniziale 24.963,78€ più premio di risultato
VeneziaImpiegato di giocoLivello C3 del Ruolo Gioco. Nessuna RAL
SanremoAllievo in formazioneIndennità oraria di 4,50€ lordi per la durata del corso

La ragione è strutturale più che reticente. Sul ruolo tecnico il fisso è solo una parte dello stipendio, e la quota di mance varia con l'affluenza, con i giochi lavorati e con l'anzianità: una cifra secca sarebbe smentita dal mese successivo. Come si arriva a quel tavolo è raccontato nell'analisi della selezione per diventare croupier.

Un dato che di solito resta fuori dalle guide riguarda la dimensione reale del canale d'ingresso. Il 24 febbraio 2026, in risposta a un'interpellanza in Consiglio regionale, il presidente della Valle d'Aosta Renzo Testolin ha riferito i numeri del percorso avviato dal 2021 per la qualifica di tecnico di gioco.

Sono 41 le risorse formate, 37 le abilitate e 23 quelle ancora in formazione; i lavoratori assunti a seguito delle selezioni sono 30.

Domande frequenti

Le mance sono reddito da lavoro a tutti gli effetti?

La giurisprudenza le tratta così. Con l'ordinanza n. 26510 del 2021 la Corte di cassazione ha stabilito che le mance percepite da un lavoratore dipendente vanno tassate, richiamando proprio la norma del TUIR sull'esclusione parziale al 25% per i croupier. Il passaggio rilevante è un altro: i giudici hanno ribadito che esiste un'unica nozione di reddito da lavoro dipendente, valida sia ai fini fiscali sia ai fini contributivi.

Dal punto di vista giuridico, di chi è la mancia prima del riparto?

Del croupier che la riceve. La mancia viene inquadrata come liberalità d'uso e la dottrina di settore richiama la sentenza della Cassazione del 9 marzo 1954, n. 672, per sostenere che il gestore non ha un titolo originario sulla somma. Da qui l'argomento secondo cui la partecipazione dell'azienda al riparto richiede un accordo scritto dei primi beneficiari, e non discende automaticamente dal disciplinare.

Come si potrebbero ricomporre i reparti dopo l'arrivo dei giochi americani?

Le strade indicate nel dibattito di settore sono due: comporre i reparti in base ai giochi effettivamente conosciuti dal personale e all'anzianità, oppure partire dalla corrispondenza fra mance e introiti di ciascun gioco. In entrambi i casi serve l'accordo delle parti, preferibilmente scritto, fra personale tecnico, rappresentanze e direzione, con una revisione del patto di devoluzione, cioè dell'accordo che regola la destinazione del fondo.

Quante candidature arrivano per i ruoli di una casa da gioco?

Meno di quanto si immagini fuori dal settore. Per il 2025 il Casino de la Vallée ha riferito 32 candidature per il profilo di tecnico di gioco, 37 per operatore di sala controllo (5 idonei, 2 assunti), 18 per il personale delle attività di controllo (5 idonei) e 17 per coordinatore giochi elettronici, da cui è arrivata una sola assunzione.

Il contratto per il ruolo tecnico è a tempo indeterminato?

Non da subito. L'avviso di Saint-Vincent per tecnico di gioco prevede un rapporto a tempo determinato con possibilità di proroga e di stabilizzazione a tempo indeterminato, con orario che può comprendere turni diurni, notturni e festivi. I tempi di ingresso non sono fissati in partenza: dipendono dalle necessità operative e dai piani di crescita dell'organico.

Che rapporto c'è con la tassazione agevolata delle mance nella ristorazione?

Nessuno diretto: sono due regimi distinti. L'imposta sostitutiva del 5% riguarda le strutture ricettive e gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande individuati dall'articolo 5 della legge 287 del 1991, con soglie ritoccate dalla legge di bilancio 2025 (30% del reddito annuo agevolabile e tetto di reddito portato a 75.000€). Le mance dei croupier restano regolate dalla norma dedicata del TUIR.

Perché lo stipendio dei croupier di Campione d'Italia si calcola in franchi svizzeri e non in euro?

Perché il contratto lo fissa in quella valuta, non in euro, e il cambio ne ha eroso il potere d'acquisto nel tempo. Il vecchio contratto prevedeva una paga base di 6.000 franchi al mese; quello negoziato nel 2021 l'ha portata a 3.600 franchi, con un possibile aumento fino al 10% secondo le mansioni. Nel frattempo il cambio euro-franco, che prima del 2009 valeva in media 1,51, è sceso a 1,06 dopo che nel gennaio 2015 la Banca nazionale svizzera ha abbandonato il sostegno al franco: la stessa cifra in franchi vale oggi molto meno in euro di quanto valesse quindici anni fa.

La svalutazione dell'euro sul franco ha avuto conseguenze anche sui conti della casa da gioco, non solo sulle buste paga?

Sì, sull'intero monte salari. Nel 2009 la casa da gioco spendeva 100 milioni di euro in stipendi, pari allora a 151 milioni di franchi; allo stesso cambio applicato nel 2016, lo stesso importo in euro corrispondeva a soli 109 milioni di franchi, con una differenza di 42 milioni. Il monte salari complessivo ha toccato un picco di 60 milioni di franchi l'anno: una cifra fissata in valuta forte, mentre una parte consistente degli incassi resta legata all'euro.

È vero che un croupier di Saint-Vincent guadagnava oltre 4.000 euro al mese?

È un dato storico, e già in calo quando fu pubblicato. Un articolo del 2014 riportava, per il 2013, una retribuzione di 4.070€ su 14 mensilità più un premio annuo di 2.500€, contro i 4.630€ del 2011: oltre 500€ in meno in due anni, a fronte di un orario di 27 ore settimanali e 74 giorni di ferie più sei di recupero per le festività. Non è la cifra applicata oggi, ma mostra quanto la busta paga di un croupier possa cambiare da un contratto all'altro e da un decennio all'altro.

Quanti lavoratori passano dalla somministrazione a un contratto diretto ogni anno?

Una media di 18 unità all'anno, secondo la risposta del presidente Testolin del 24 febbraio 2026: è la cifra della somministrazione riferita al triennio 2023-2025, distinta dai numeri della formazione citati sopra, 41 formati e 37 abilitati. Il passaggio dalla somministrazione al contratto diretto resta legato alle necessità operative del momento, non a una scadenza fissa.