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Cocktail all'italiana: il rito del bicchiere al tavolo da gioco

Tappeto della roulette europea con i numeri da 0 a 36 e la puntata secca sul 14 evidenziata

C'è un rito, nelle sale da gioco italiane più antiche, che passa quasi inosservato rispetto al tavolo verde ma che ne fa parte da sempre: il bicchiere di un cocktail all'italiana posato accanto alle fiches.

Non è un dettaglio da poco. Questa tradizione si è formata negli stessi decenni in cui le case da gioco storiche di Sanremo, Venezia e Saint-Vincent consolidavano il proprio ruolo di luoghi di ritrovo serale: due percorsi paralleli, cresciuti negli stessi anni.

Il Negroni e l'Americano: le radici italiane del cocktail da sera

Con "cocktail all'italiana" si indica, senza che sia mai stata una categoria ufficiale, il gruppo di miscelati nati o affermatisi in Italia su una base ricorrente: vermouth, bitter e distillati di produzione locale. Conta la proporzione più dell'ingrediente, perché il bicchiere deve restare bevibile a lungo.

Il Negroni nasce a Firenze nei primi decenni del Novecento e porta il nome del conte Camillo Negroni, il cliente che secondo la ricostruzione più accreditata chiese al proprio Americano un tocco più deciso: al posto della soda, gin.

Da lì il cocktail ha preso una strada tutta sua, diventando uno dei pochi nomi italiani replicati in tutto il mondo, con un equilibrio tra amaro, dolce e alcolico che tiene il bicchiere in piedi per un'ora intera.

L'Americano, il suo antenato diretto, resta più leggero: bitter, vermouth rosso e soda, servito con mezza fetta d'arancia e una scorza di limone. Sull'origine del nome le fonti non concordano.

La ricostruzione più diffusa lo colloca a Milano, dove i clienti americani chiedevano una spruzzata di soda nel Milano-Torino allora di moda. Il nome sarebbe rimasto attaccato alla versione allungata. È il cocktail che meglio racconta l'abitudine italiana al bere accompagnato, pensato per durare quanto una conversazione.

Oltre i tre nomi noti: il repertorio del banco

Chi lavora dietro il banco di una sala tiene a memoria un elenco più lungo dei tre cocktail di scuola. Una parte di quell'elenco è nata negli stessi ambienti del nord che avevano già dato l'Americano e il Milano-Torino, e in diversi casi ha una data e un nome attaccati.

Il Negroni Sbagliato nacque al Bar Basso di Milano, tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, da una bottiglia di spumante brut afferrata al posto di quella del gin. Lo sbaglio rimase in carta: spumante brut, vermouth rosso e bitter, più leggero del Negroni.

La Bicicletta è più antica. Vino bianco, bitter e soda, nata in Lombardia tra gli anni Venti e Trenta.

L'Angelo Azzurro viene da un'altra stagione del banco e da un'altra città. Nasce a Roma nel 1980, per l'apertura del locale di Trastevere che gli dà il nome. Gin, Cointreau e curaçao blu compongono un azzurro che si riconosce da lontano. Si afferma negli anni Novanta, quando al banco il colore contava quanto il gusto.

Dal lato opposto stanno i bicchieri lunghi e diluiti. L'Aperol Spritz porta il nome di un amaro nato a Padova. I fratelli Barbieri lo presentarono alla fiera cittadina del 1919. Dell'Americano conserva l'impianto, affiancando alla soda il vino spumante: Aperol, prosecco e una spruzzata di acqua frizzante.

Il Rosmarino Fizz è l'arrivo più recente del gruppo, costruito su gin, succo di limone, soda e un rametto di rosmarino lasciato nel bicchiere.

Il filo che tiene insieme nomi così distanti non è il tavolo verde, ma il banco: sono tutti miscelati pensati per essere montati in pochi secondi davanti al cliente, con ingredienti che stanno già sul ripiano a portata di mano.

La stessa logica regola il tavolo a pochi metri di distanza, dove la pulizia del gesto conta più della spettacolarità.

Il servizio al bar nelle sale da gioco storiche

Nelle case da gioco autorizzate il bar fa parte della pianta della sala. A Sanremo se ne contano due aperti tutto l'anno, oltre al servizio del Roof Garden. Anche a Saint-Vincent la carta degli aperitivi ha una postazione dedicata, pensata per l'intera permanenza di chi passa la serata in sala.

Le regole precise su cosa si può consumare direttamente al tavolo variano da struttura a struttura e le comunica il personale di sala.

Quello che resta costante è la collocazione del bar: un servizio di ristoro con orari e regole proprie, gestito separatamente dal tavolo. Chi ci lavora risponde a una gerarchia di sala con turni e mansioni distinte da quelle del tavolo verde.

Il Milano-Torino e la linea di discendenza

Meno celebre del Negroni ma altrettanto radicato è il Milano-Torino, semplicemente bitter e vermouth rosso senza l'aggiunta di soda o gin: il nome stesso richiama le due città che hanno reso famosi, rispettivamente, il Campari e il vermouth. È il cocktail da cui, secondo molte ricostruzioni, sarebbe poi nato l'Americano con l'aggiunta della soda, e quindi indirettamente anche il Negroni.

Al banco si ordina anche con la sigla Mi-To. Il bitter di Gaspare Campari è in produzione a Milano dagli anni Sessanta dell'Ottocento e il vermouth torinese da prima ancora: due prodotti già presenti sullo stesso ripiano quando a qualcuno venne in mente di versarli nello stesso bicchiere.

Queste varianti spiegano perché il cocktail all'italiana da sorseggiare al casinò non sia un'invenzione recente pensata per il marketing.

La discendenza dei tre cocktail all'italiana Dal Milano-Torino, a base di bitter e vermouth rosso, nasce l'Americano con l'aggiunta della soda; sostituendo la soda con il gin si arriva al Negroni. + soda + gin, senza soda Milano-Torino Americano Negroni bitter, vermouth rosso bitter, vermouth, soda bitter, vermouth, gin Torino e Milano, anni 1860 inizio Novecento Firenze, primi del Novecento
La linea di discendenza ricostruita dalla tradizione dei baristi: ogni passaggio cambia un solo ingrediente rispetto al bicchiere precedente.

Per convenzione di servizio i tre arrivano nello stesso bicchiere basso, il tumbler da old fashioned, e la differenza si legge nel ghiaccio: al banco il Negroni si vede spesso servito con un blocco unico, che si scioglie più lentamente e diluisce meno di una manciata di cubetti.

Domande frequenti

Perché il Negroni è associato all'ambiente delle sale da gioco?

Nessun documento lega le due storie. L'associazione nasce da una questione di pianta: il bar sta dentro la sala, a pochi metri dal tavolo.

Quante sono le case da gioco autorizzate in Italia?

Quattro: Sanremo, Venezia, Saint-Vincent e Campione d'Italia. In tutte il servizio di bar fa parte dell'offerta di sala.

Chi prepara i cocktail dentro una casa da gioco?

Il personale del bar interno, che ha orari, mansioni e regole di servizio proprie, distinte da quelle del tavolo da gioco.

Chi ha inventato il Negroni Sbagliato?

Il locale è il Bar Basso di Milano. Sull'autore dello scambio di bottiglia le fonti divergono: la ricostruzione più diffusa indica il barista Mirko Stocchetto, altre uno dei baristi del locale.

L'Angelo Azzurro è un cocktail del nord?

No. Nasce a Roma nel 1980, per l'apertura del locale di Trastevere che gli dà il nome, ed è l'unico del gruppo a non venire dai banchi del nord.

La Bicicletta si prepara con il vino?

Sì: vino bianco, bitter e soda. È l'unico del gruppo che parte dal vino invece che da un distillato.

Il Rosmarino Fizz è un classico come gli altri?

No. È una variante contemporanea del gin fizz e non ha né un locale né una data di nascita documentati, a differenza del Negroni Sbagliato.

Perché nei cocktail all'italiana c'è quasi sempre il vermouth?

Perché è un prodotto di casa: Torino è la città dove il vermouth diventa un'industria, e al banco resta l'ingrediente sempre a portata di mano.