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L'evoluzione della lingua italiana e l'Accademia della Crusca

La storia della lingua italiana abbraccia più di mille anni: dal latino parlato ai primi documenti in volgare, dal fiorentino di Dante a una lingua che diventa davvero comune a tutto il Paese solo nel Novecento. Uno dei suoi capitoli centrali si svolge a Firenze, dove il 25 marzo 1582 nasce l'Accademia della Crusca, la più antica accademia linguistica del mondo ancora in attività. Con il Vocabolario del 1612 l'Accademia fissa per la prima volta un canone dell'italiano scritto, e da allora prende parte, con alterne fortune, al dibattito sulla lingua.

Da dove nasce la lingua italiana: dal latino al volgare

L'italiano non nasce da un atto fondativo. Deriva dal latino parlato, il cosiddetto latino volgare, che dopo la fine dell'impero romano d'Occidente si frammentò in parlate diverse da una regione all'altra. Per secoli si scrisse in latino e si parlò in volgare. Il primo documento in cui un volgare italiano compare per iscritto con valore ufficiale è il Placito capuano del marzo 960: in un atto giudiziario redatto in latino, i testimoni ripetono una formula in volgare, «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti».

Tra i tanti volgari si impose quello fiorentino, per prestigio letterario più che per peso politico. Nel Trecento Dante Alighieri scrisse in volgare la Commedia e difese la dignità della lingua parlata nel trattato latino De vulgari eloquentia; Petrarca e Boccaccio completarono le cosiddette «tre corone». Nel 1525 Pietro Bembo, con le Prose della volgar lingua, indicò Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa come modelli da imitare. È la scelta che la Crusca avrebbe tradotto in un vocabolario meno di un secolo dopo.

La nascita dell'Accademia e la missione di «purificazione»

Alla fine del XVI secolo, l'Italia era divisa in una molteplicità di stati e dialetti. Sebbene il volgare fiorentino godesse di un prestigio letterario ineguagliabile, grazie alle opere di Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, mancava un riferimento normativo condiviso. L'obiettivo originario degli accademici della Crusca era proprio quello di colmare questa lacuna. La loro missione era «purificare» la lingua, separando, metaforicamente, la crusca (le impurità, le parole non corrette) dalla farina (la lingua pura e letteraria).

Il modello di riferimento per questa operazione fu individuato nell'uso linguistico degli scrittori toscani del Trecento. Le opere di Dante, Petrarca e Boccaccio vennero considerate il canone a cui la lingua scritta doveva aspirare. Questa scelta non fu casuale: stabiliva un legame diretto con un passato culturale autorevole e forniva una base stabile per la codificazione della lingua.

L'emblema del frullone e i «crusconi»

La metafora della crusca non era un semplice ornamento. Gli accademici scelsero come emblema il frullone, lo strumento che nei mulini separa il fiore della farina dalla crusca, accompagnandolo con il motto «Il più bel fior ne coglie», adattato da un verso di Petrarca. L'immagine descriveva alla lettera il metodo: setacciare la lingua, trattenere le voci degne del canone e scartare il resto.

I fondatori si presentavano con un tono giocoso. Il gruppo iniziale, la cosiddetta «brigata dei crusconi» – tra cui Anton Francesco Grazzini, detto il Lasca, e il filologo Lionardo Salviati – adottava soprannomi legati al grano, al pane e alla macinatura. Dietro il gioco c'era però un lavoro filologico rigoroso, che avrebbe dato forma a uno dei primi grandi dizionari di una lingua moderna.

Il Vocabolario del 1612: la prima codificazione

Il frutto più celebre del lavoro dell'Accademia fu la pubblicazione, nel 1612, del "Vocabolario degli Accademici della Crusca". Quest'opera non fu soltanto il primo vocabolario della lingua italiana, ma anche uno dei primi vocabolari di una lingua moderna europea, preceduto solo dal vocabolario spagnolo di Sebastián de Covarrubias del 1611.

Per la prima volta esisteva uno strumento che definiva quali parole facessero parte del canone della lingua italiana scritta. La selezione delle voci si basava sugli scrittori toscani del Trecento: una parola usata da Dante, Petrarca o Boccaccio era considerata legittima e degna di essere inclusa. Questo modello, basato sul riferimento letterario trecentesco, orientò a lungo le scelte di scrittori e intellettuali in tutta la penisola, ponendo una delle basi dell'italiano scritto.

Le edizioni successive del Vocabolario

Il Vocabolario non rimase un'opera isolata. Alla prima stampa seguì una seconda edizione nel 1623 e una terza, molto ampliata, nel 1691, distribuita in tre volumi. La quarta edizione, pubblicata tra il 1729 e il 1738, arrivò a sei volumi e registrava una lingua nel frattempo cresciuta di voci e usi.

Una quinta edizione fu avviata nel 1863 e procedette lettera per lettera, con criteri più moderni. Non venne mai portata a termine: i lavori si interruppero nei primi decenni del Novecento, fermandosi a metà dell'alfabeto. Da allora l'Accademia non ha più pubblicato un nuovo vocabolario storico completo, spostando gradualmente il proprio baricentro verso la ricerca.

La questione della lingua e le vicende dell'Accademia

Il metodo trecentesco fu anche criticato. Per molti quel canone rischiava di cristallizzare l'italiano in un modello letterario lontano dalla lingua parlata. Nell'Ottocento Alessandro Manzoni riaprì il dibattito noto come «questione della lingua», sostenendo un fiorentino vivo e realmente in uso: rivide "I promessi sposi" proprio in questa direzione, con un'operazione che lui stesso descrisse come «risciacquare i panni in Arno».

Anche la storia istituzionale ebbe le sue svolte. Nel 1783 il granduca Pietro Leopoldo ne soppresse l'autonomia, accorpandola all'Accademia Fiorentina; un decreto napoleonico la restaurò nel 1811. Una riforma del 1923 interruppe il lavoro sul Vocabolario e riorientò l'istituzione verso le edizioni filologiche e lo studio dei testi, il ruolo che avrebbe poi consolidato nel secondo dopoguerra.

L'evoluzione della lingua italiana dopo l'Unità

Al momento dell'Unità, nel 1861, la lingua comune era ancora soprattutto una lingua scritta. Il linguista Tullio De Mauro, nella Storia linguistica dell'Italia unita (1963), stimò che la usasse abitualmente appena il 2,5% della popolazione; Arrigo Castellani arrivò in seguito a una stima vicina al 10%. La diffusione vera avvenne nel Novecento, con la scuola obbligatoria, il servizio militare, le migrazioni interne e poi la radio e la televisione. Tra il 1960 e il 1968 la trasmissione Rai «Non è mai troppo tardi», condotta dal maestro Alberto Manzi, insegnò a leggere e a scrivere a un pubblico di adulti. Anche l'esame che chiude le superiori ne porta il segno: dal 1999 la prima prova scritta del nuovo esame di Stato è dedicata alla «padronanza della lingua italiana».

Quanto al riconoscimento formale, l'italiano diventa lingua ufficiale più tardi di quanto si immagini. La Costituzione del 1948 non lo dichiara in modo esplicito. Una formula compare nello Statuto speciale del Trentino-Alto Adige, che all'articolo 99 parifica il tedesco all'italiano, definito «la lingua ufficiale dello Stato»; la norma generale arriva con la legge 15 dicembre 1999, n. 482, sulle minoranze linguistiche storiche, il cui primo articolo stabilisce che «la lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano».

L'Accademia della Crusca oggi

L'Accademia della Crusca non è un'istituzione relegata al passato. Continua a operare ancora oggi dalla sua sede di Firenze, presso Villa Medicea di Castello, proseguendo il proprio lavoro di studio, ricerca e catalogazione della lingua italiana. Risorse lessicografiche, pubblicazioni e approfondimenti aggiornati su questo lavoro sono consultabili sul sito dell'accademia della crusca.

La lingua italiana, codificata e tramandata nei secoli anche grazie a questo lavoro, resta oggi il veicolo non solo della cultura ma anche di ambiti professionali specifici e moderni. Vale per chi valuta un percorso specialistico, come quello descritto nella guida su come diventare croupier in Italia, così come per chi cerca di orientarsi nel panorama del gioco regolato, confrontando i migliori operatori per giocare ai casinò online: due filoni editoriali distinti, descritti più nel dettaglio nella pagina Editore.

Domande frequenti

Da dove deriva la lingua italiana?

Dal latino parlato, detto latino volgare. Tra i volgari nati in Italia dopo la fine dell'impero romano si impose il fiorentino, grazie al prestigio letterario di Dante, Petrarca e Boccaccio.

Quando l'italiano diventa lingua ufficiale?

Per legge, nel 1999: l'articolo 1 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, stabilisce che «La lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano». La Costituzione del 1948 non lo dichiara in modo esplicito.

Quando fu fondata l'Accademia della Crusca?

Fu fondata a Firenze il 25 marzo 1582 ed è la più antica accademia linguistica del mondo ancora in attività.

Che cosa significa il nome «Crusca»?

Rimanda alla metafora della macinatura: il compito che gli accademici si diedero era separare la «farina» – la lingua pura e letteraria – dalla «crusca», ossia le forme considerate improprie.

Qual è l'emblema dell'Accademia e da dove viene il suo motto?

L'emblema è il frullone, lo strumento che nei mulini separa il fiore della farina dalla crusca. Il motto «Il più bel fior ne coglie» è adattato da un verso di Petrarca.

Quando uscì il primo Vocabolario degli Accademici della Crusca?

La prima edizione fu pubblicata nel 1612. Fu il primo vocabolario della lingua italiana e uno dei primi di una lingua moderna europea.

Su quali autori si basava il canone della Crusca?

Sul modello dei grandi toscani del Trecento: Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, le cui opere fornivano il riferimento per la lingua scritta.

Che cosa vuol dire «risciacquare i panni in Arno»?

È l'espressione con cui si descrive la revisione linguistica dei «Promessi sposi»: nell'Ottocento Alessandro Manzoni riscrisse il romanzo avvicinandolo al fiorentino parlato.

L'Accademia della Crusca è ancora attiva oggi?

Sì. Opera a Firenze, presso la Villa medicea di Castello, dedicandosi allo studio, alla ricerca e alla catalogazione della lingua italiana.