Nuovo esame di Stato del 1999: la riforma della maturità e le critiche
La mattina del 23 giugno 1999 gli studenti dell'ultimo anno delle superiori affrontarono la prima prova di un esame che nessuno aveva mai sostenuto.
Il nuovo esame di Stato, previsto dalla legge 10 dicembre 1997, n. 425, cambiava quasi tutto. Il voto passava ai centesimi, le prove scritte salivano a tre e la commissione diventava per metà interna. Già nei mesi precedenti la riforma aveva raccolto critiche dure. Una di esse la accusava di fare da «distrattore».
La maturità «sperimentale» durata trent'anni
L'esame sostituito nel 1999 era nato come soluzione provvisoria, legata al nome del ministro Fiorentino Sullo. Il decreto-legge 15 febbraio 1969, n. 9, convertito dalla legge 5 aprile 1969, n. 119, aveva ridotto la maturità a due prove scritte, una di italiano e una caratterizzante l'indirizzo.
Restava poi un colloquio su due materie scelte tra quattro indicate dal ministero, una delle quali decisa dal candidato. Il voto era espresso in sessantesimi e la commissione era tutta esterna, tranne un membro interno.
Quell'esame doveva restare in vigore due anni. Di proroga in proroga, a partire dalla legge 146 del 1971, restò in vigore fino al 1998. (Di quegli anni resta anche una filastrocca studentesca, «mi sollazzo e mi trastullo, tanto c'ho l'esame Sullo», che ne riassume la fama di esame facile.)
Il voto in centesimi del nuovo esame di Stato
La legge Berlinguer, completata dal regolamento emanato con il DPR 23 luglio 1998, n. 323, divideva i cento punti tra il percorso degli ultimi anni e le prove d'esame. Una parte del voto, il credito scolastico, arrivava alla commissione già assegnata dal consiglio di classe.
| Voce | Massimo | Soglia di sufficienza |
|---|---|---|
| Credito scolastico | 20 punti | Nessuna soglia |
| Prima prova scritta | 15 punti | 10 |
| Seconda prova scritta | 15 punti | 10 |
| Terza prova scritta | 15 punti | 10 |
| Colloquio | 35 punti | 22 |
| Totale | 100 punti | 60 per il diploma |
Alla somma la commissione poteva aggiungere fino a 5 punti di bonus, ma solo per chi aveva almeno 15 punti di credito e almeno 70 nelle prove. Il meccanismo premiava la continuità: un candidato brillante all'esame ma con un credito basso non poteva colmare il distacco con le sole prove d'esame.
Tre prove scritte e il «quizzone»
La prima prova verificava la «padronanza della lingua italiana», con tracce comuni a tutti gli indirizzi. La lingua su cui si misuravano i candidati ha una storia lunga, quella raccontata nella pagina sull'evoluzione della lingua italiana e sull'Accademia della Crusca. La seconda riguardava una materia caratterizzante il corso di studi e restava affidata a tracce ministeriali.
La vera novità era la terza. Pluridisciplinare e preparata dalla commissione sulle materie dell'ultimo anno, doveva accertare anche la conoscenza delle lingue straniere studiate. Il regolamento ne indicava le forme, adottabili da sole o combinate:
- trattazione sintetica di argomenti;
- risposta a quesiti singoli o multipli;
- soluzione di problemi o di casi pratici e professionali;
- sviluppo di progetti.
Nei primi due anni, e quindi anche nel 1999, la prova andava strutturata «in forma semplificata», con un numero limitato di argomenti e quesiti. I limiti numerici per ciascuna forma arrivarono con un decreto del 2000. Gli studenti la ribattezzarono subito «quizzone».
Il colloquio, infine, non era più un'interrogazione su due materie ma una prova su argomenti di interesse pluridisciplinare.
Una commissione per metà interna
La commissione contava al massimo otto membri, divisi a metà tra docenti della classe e commissari esterni nominati dal ministero, con un presidente esterno. Presidente ed esterni lavoravano su due classi. Rispetto al modello del 1969 il peso degli insegnanti interni cresceva molto, e proprio su questo si concentrò una parte delle critiche.
L'esame come «distrattore»: le critiche del 1999
Tra marzo e aprile 1999, mentre le scuole si preparavano, circolò un'analisi firmata da Carlo Cartocci, esponente del Dipartimento nazionale Scuola-Università-Cultura di Rifondazione comunista, con il titolo «L'esame come "distrattore"». Partiva da un'obiezione condivisa da una parte del mondo della scuola: si riformava l'esame finale prima dei programmi e dei curricoli, cioè il contenitore prima del contenuto.
La risposta, secondo l'autore, stava nei materiali di aggiornamento che il ministero aveva distribuito ai presidi (fascicoli a stampa, CD-ROM e videocassette). Quelle linee guida avvicinavano il nuovo esame al modello anglosassone, costruito sui livelli di prestazione attesi più che sul programma svolto, e riconoscevano che le prove avrebbero avuto un «effetto di retroazione» sulla didattica.
Secondo Cartocci l'esame veniva prima della riforma proprio per questo: doveva orientare l'insegnamento verso la risposta giusta invece che verso la domanda.
Da lì discendevano le altre accuse. Le tecniche di misurazione venivano presentate come oggettive, il punteggio avrebbe gerarchizzato studenti e istituti, e il credito, la terza prova e il colloquio lasciavano margini che a suo giudizio favorivano gli istituti non statali.
Il titolo spiegava il resto: tenere docenti e studenti occupati su punteggi, crediti e debiti significava distoglierli dalla mobilitazione contro il finanziamento pubblico delle scuole private.
La legge sulla parità scolastica, la n. 62, arrivò il 10 marzo 2000, meno di un anno dopo l'articolo. La terza prova, uno degli strumenti messi sotto accusa, è stata abolita nel 2019. Sulla retroazione, invece, il giudizio resta aperto.
Un esame riformato prima della scuola
La legge 10 febbraio 2000, n. 30, sul riordino dei cicli, doveva ridisegnare dopo l'esame l'intero percorso scolastico, ma non fu mai attuata: la legge 28 marzo 2003, n. 53, del ministro Letizia Moratti, la abrogò. Per anni il nuovo esame rimase così la parte più visibile di una riforma incompiuta.
Cosa è rimasto dell'esame del 1999
L'impianto del 1999 è stato ritoccato presto e smontato vent'anni dopo. Con la legge 11 gennaio 2007, n. 1, del ministro Giuseppe Fioroni, il credito salì a 25 punti e il colloquio scese a 30, mentre gli scritti restarono a 45 punti.
Il decreto legislativo n. 62 del 2017, applicato dal 2019, eliminò la terza prova e fissò due scritti e un colloquio da 20 punti ciascuno, con un credito fino a 40 punti. Nel 2025 il decreto-legge n. 127 ha restituito all'esame il nome di maturità e ha legato il colloquio a quattro discipline comunicate dal ministero a gennaio.
Il diploma è rimasto un requisito anche dove meno lo si aspetterebbe. La maggior parte dei bandi delle case da gioco italiane lo chiede come titolo minimo (lo ricorda la guida su come diventare croupier in Italia), e il corso avviato dal Casino de la Vallée di Saint-Vincent nel marzo 2025 era riservato a diplomati con meno di 30 anni.
Domande frequenti
Quando si è svolto il primo nuovo esame di Stato?
Nella sessione dell'anno scolastico 1998-99: la prima prova scritta si tenne il 23 giugno 1999. In quel primo anno il credito scolastico fu attribuito sui risultati dell'ultimo anno di corso, tenendo conto anche dell'andamento dei due anni precedenti, perché il sistema dei crediti era appena stato introdotto.
Quale legge ha istituito il nuovo esame di Stato?
La legge 10 dicembre 1997, n. 425, voluta dal ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer. Le regole operative arrivarono con il regolamento approvato dal DPR 23 luglio 1998, n. 323.
Come si arrivava al voto minimo di 60 centesimi?
Sommando le soglie di sufficienza delle prove (10 per ciascuno dei tre scritti e 22 per il colloquio) si ottengono 52 punti. Per arrivare a 60 servivano quindi almeno 8 punti di credito scolastico, su un massimo di 20.
Che cos'era la terza prova?
Una prova scritta pluridisciplinare preparata dalla commissione stessa sulle materie dell'ultimo anno, costruita per accertare anche la conoscenza delle lingue straniere studiate. Poteva consistere in una trattazione sintetica, in quesiti a risposta singola o multipla, nella soluzione di problemi o casi pratici o nello sviluppo di un progetto, anche combinando più forme.
Perché la terza prova era chiamata «quizzone»?
Per le tipologie a quesiti a risposta singola e multipla, che facevano somigliare la prova a un questionario. Il soprannome copriva però anche le altre forme ammesse, come la trattazione sintetica o la soluzione di un problema.
Chi faceva parte della commissione?
Al massimo otto commissari, metà interni e metà esterni nominati dal ministero, più un presidente esterno. Presidente e commissari esterni erano comuni a due commissioni, così lo stesso gruppo valutava i candidati di due classi diverse.
Quando è stata abolita la terza prova?
Con il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, applicato dalla sessione del 2019. Da allora l'esame prevede due prove scritte e un colloquio, valutati 20 punti ciascuno, mentre il credito scolastico sale fino a 40 punti.
L'esame si chiama ancora esame di Stato?
Non più. Il decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, convertito dalla legge 30 ottobre 2025, n. 164, ha sostituito la denominazione «esame di Stato conclusivo del secondo ciclo» con «esame di maturità», il nome che l'uso comune non aveva mai abbandonato.